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Giuseppe il Nuovo di Cappadocia

San Giuseppe il Nuovo di Cappadocia

San Giuseppe il Nuovo (Joseph Kioseïrkoglou) nacque tra il 1820 e il 1830 nella zona di Kermir, in Cappadocia, non distante da Cesarea. Era un venditore ambulante e un pellegrino, un uomo di preghiera che seminava ovunque andasse la Parola di Dio. Era descritto dai contemporanei come alto, snello, di carnagione chiara, di una bellezza quasi angelica. Morì improvvisamente, durante uno dei suoi viaggi, intorno all’età di trent'anni. Dopo la sua sepoltura, i turchi misero una guardia in modo che i cristiani non trafugassero le sue reliquie, poiché una luce appariva spesso sopra la sua tomba. I suoi parenti sapevano istintivamente della sua santità di vita. Per questo, qualche tempo dopo, decisero di impossessarsi delle sue Sante Reliquie, per poterle onorare e custodire degnamente. La rimozione e il trasferimento di queste reliquie avvenne in modo miracoloso una notte: scavarono con cura mentre la guardia dormiva, dopodiché, con un leggero schiocco, i sacri resti si unirono insieme, come di propria iniziativa, in modo che i parenti del Santo potessero facilmente raccoglierli e ripartire. Erano inseguiti dalla guardia, che si era svegliata e aveva capito cosa stava accadendo, ma la grazia del Santo li aiutò a fuggire incolumi con il prezioso tesoro.

Tornati a Cesarea, i suoi parenti, affamati e stanchi, si misero a dormire a lato della strada, dicendo: «Se sei un santo, mostraci un segno!». All'improvviso, i suoi cinque parenti furono svegliati da uno schiaffo sul viso... e lì davanti a loro giacevano cinque pani freschi! I familiari di San Giuseppe divisero tra loro le sue sacre reliquie, onorandole e glorificando Dio per questa grande benedizione.

Una parente del Santo, che custodiva a casa sua questo inestimabile tesoro, era spesso testimone di eventi miracolosi. Un giorno, tornando a casa dopo aver lavorato all'aperto, provò ad aprire la porta per entrare, ma stranamente non era in grado di farlo. Sentì come il suono di un turibolo all'interno, proprio come nella Divina Liturgia. Alla fine, quando riuscì ad entrare, si accorse che la stanza dove teneva le Sacre Reliquie si era riempita di una fragranza divina. Il Santo apparve distintamente sia a lei che ad altri devoti visitatori. Una volta, appena entrata in casa, questa parente si trovò davanti a un giovane che le disse: «Non temere! Sono il Santo Patrono di casa tua! Sono venuto a dirti che questo o quel tale vicino ha fatto voto di portarmi un otre d’olio, ma non l'ha portato». Detto questo, scomparve. La donna raccontò alla sua vicina ciò che era accaduto, e quest'ultima confessò di aver fatto veramente quel voto. Oltre alle sue apparizioni, il Santo guarì anche le infermità di molti fedeli che venivano in casa e veneravano con fede le sue Sante Reliquie.

Dopo la morte di questa parente, il prezioso tesoro fu ereditato dalla figlia. È anche degno di nota il fatto che, durante una grande epidemia che colpì la Cappadocia, molte persone, compresi i turchi, furono guarite utilizzando l'acqua benedetta dalle sacre reliquie del Santo.

Dopo la catastrofe in Asia Minore, nel 1922, la parente di San Giuseppe si trasferì a Costantinopoli, dove continuò a preservare e onorare il tesoro inestimabile, che la sua pia figlia ereditò dopo la sua morte. Anche a casa di questa figlia, il Santo continuò ad operare miracoli attraverso le sue reliquie. Una volta, l'iconostasi della sua casa prese fuoco e tutte le icone furono bruciate. Sebbene il fuoco avanzasse minacciosamente, non appena raggiunse la cassa di legno in cui esse erano custodite, si spense improvvisamente da solo. Un'altra volta, quando i ladri fecero irruzione in casa, capovolgendo tutto per trovare oggetti di valore, stranamente, non videro i gioielli d'oro disposti sul tavolo. Anche questo fu attribuito alla protezione di San Giuseppe.

Questa protezione fu di nuovo vividamente evidente nel 1978, quando la parente decise di lasciare Costantinopoli e trasferirsi ad Atene. Ai greci era severamente vietato portare in Grecia le ossa dei dipartiti. La parente del Santo, tuttavia, non poteva in alcun modo separarsi dall'inestimabile tesoro di famiglia. Quindi pregò ardentemente San Giuseppe, e il miracolo accadde: alla dogana turca e greca, sebbene gli ufficiali esaminassero tutti i bagagli, miracolosamente non aprirono, né toccarono nemmeno, la borsa con le reliquie.

Il 1° dicembre 1981, questa parente si addormentò nel Signore e la sua pia nipote, Nike Chatzatoglou, decise di offrire il tesoro inestimabile al santo monastero dei Santi Cipriano e Giustina, Filì, Attica. Il monastero ebbe la speciale benedizione di ricevere le reliquie di San Giuseppe di Cappadocia la domenica dopo la Teofania dell'anno della Salvezza 1982 (11/24 gennaio).

Inni liturgici

Tropario (Tono quarto)

Essendo stato gradito a Cristo attraverso la tua vita virtuosa, quando completasti il tuo corso sei diventato un compagno dei santi nei cieli. Mentre quindi godi della gloria in alto, o Giuseppe, intercedi presso il Sovrano di tutti, ti supplichiamo, perché ci conceda il perdono delle colpe.

Kontakion (Tono secondo)

Avendo trascorso la tua vita in maniera gradita a Dio, partecipi ora allo splendore dei Santi; con loro, o Giuseppe, supplica che quanti che celebrano con amore la tua memoria possano essere liberati da ogni corruzione e necessità.

Questa e altre vite dei Santi in ortodossia.net sono tratte (con eventuali adattamenti) da: Vite dei Santi della Chiesa Ortodossa, a cura di p. Daniele Marletta e della presbitera Chiara Ruth Rantini. Il testo è in via di preparazione e ancora inedito.